AMORE COME TERAPIA E COME SENSO DELLA VITA

Riflessione di p. Matteo in occasione del 25° anniversario della Comunità in Dialogo, giugno 2016

 

AMORE COME TERAPIA e COME SENSO DELLA VITA

- con la scienza ma oltre la scienza -

 

 

 

  • L’OMS, nella dichiarazione di Ottawa, afferma che ogni intervento sanitario deve essere fatto in modo da favorire il benessere della persona, la felicità e non semplicemente l’assenza di malattie e infermità.

             E Winnicott: “Saremmo ancora troppo poveri se fossimo solo sani!”.

Platone scriveva già alcuni secoli prima di Cristo che “l’amore è la facoltà che fa passare dal     non essere all’essere!”.

 

  • Di fronte ai troppi giovani in Italia e in tutto il mondo che attraverso le dipendenze patologiche vivono la disgregazione e la distruzione, l’annullamento di sé e la morte (!), è possibile uscirne fuori senza parlare anche di amore, forza risanatrice e riarmonizzante della persona, e vertice di tutte le sue dinamiche spirituali e relazionali?

 

“Con la scienza e oltre la scienza” vuol dire che se è necessario prendersi cura della persona e dei suoi “funzionamenti” neurobiologici e psicosociali, è anche necessario raccordare le “funzioni” al “fondamento” su cui poggiano.

Curare le funzioni significa anche riconoscerne il “nucleo centrale”, ciò che permane nella “soggettività” oltre le disarmonie e disfunzioni che necessitano di cura.

Capire e decifrare con la scienza il linguaggio del macrocosmo come del microcosmo non significa inglobarne anche il fondamento su cui poggiano.

Oltre la nobilissima opera dell’uomo che è la scienza, è necessario cogliere l’essenza delle cose, e niente coglie tale “nucleo” dell’essere di una persona come l’amore. Ad esempio: chi è più a contatto con la realtà essenziale di un essere umano: chi ne coglie i tratti somatici e chi recepisce quel tanto che può dedurre di esso con la ragione, o chi, essendo dotato dell’empatica percezione dell’amore, percepisce la migliore realtà interiore e unica di esso?

L’amore coglie “dal di dentro” il nucleo più intimo e più vero della persona (come la madre col suo bambino!) percepito come “bellezza”, come “bontà”, nella sua unicità e integralità. E’ l’amore che lo percepisce come “bene”, fonte di appagamento, di simpatia e attrattiva; come “tu” libero e autonomo, come “altro da sé”, pur uguale a sé.

Limitarsi al carattere solo “conoscitivo” dell’amore, significherebbe non esprimere in modo completo la sua natura.

Schwartz afferma che: “l’essenza dell’amore è la facoltà di cogliere in una percezione unica il nucleo, il valore principale dell’altrui personalità.”

E Pascal: “l’amore è una conoscenza del cuore, un atto con il quale percepiamo la vera essenza di un’altra persona”.

L’amore certamente ha una  

-          dimensione interiore spirituale (ontologica)

-          e una dimesione relazionale – sociale.

 

  • Se c’è una consapevolezza della migliore psicologia è l’estrema importanza rivestita dall’amore nello sviluppo e nell’armonia della personalità necessaria al raggiungimento della felicità umana.

Maslow fa presente che per essere indotti ad approfondire adeguatamente un valore, bisogna farne personale esperienza, bisogna abbracciarlo e farlo proprio vitalmente! Ciò che purtroppo non avviene frequentemente a proposito dell’amore! In Comunità parliamo spesso del processo di “interiorizzazione” dei valori cioè come può un valore diventare “centrale”, non marginale, nella struttura della persona: solo attivando l’intelligenza (presa di coscienza), il cuore (sentimento) e la volontà (attività), allora il valore arriva a modificare ed ispirare in modo incisivo (vitale) la propria maniera di vivere. E’ l’impegno quotidiano del processo educativo che i giovani svolgono in Comunità.

Tolstoj diceva: “amare è il compito più duro, compito che non cessa mai, da quando ti alzi al mattino a quando ti corichi la sera. Ma è anche il compito più consolante… perché giorno dopo giorno permette di conseguire soddisfazioni nuove…che ti si rivelano profonde più tardi, perché tu sarai amato dagli altri!”.

 

  • Di fronte alle situazioni sociali, famigliari e mondiali di oggi, ci vuole un supplemento di amore per rendere l’umanità più ‘umana’, ma sembra difficile coglierne la presenza: certamente sappiamo riconoscerlo quando è presente nelle situazioni o quando in esse viene a mancare l’amore!

In questi 25 anni di esperienza della Comunità in Dialogo i giovani hanno mostrato non solo di riconoscerlo, ma di farne esperienza vitale attraverso le cose più semplici e le più gravi della vita. Anzi, diventano capaci di parlarne con una ricchezza di linguaggio, fresco e immediato, che solo chi lo vive può fare.

In Comunità sono solito dire: “è una fortuna sentirsi amato, ma è una disgrazia non aver imparato ad amare!”.

Alcuni in Comunità possono essere rimasti, dalle situazioni precedenti, fisicamente e psichicamente provati, eppure tali limiti non hanno impedito loro di esprimere positività e comunicare la loro parte migliore, anzi, appaiono non solo sereni, ma anche felici. Tutto ciò lo attribuiscono a ‘Qualcosa che è accaduto interiormente’ loro, di sentirsi ‘dentro Qualcosa di più Grande’, e di sentirsi amati! A ciò attribuiscono lo sprigionarsi in loro di energie di bellezza, di coraggio, di novità, di creatività e di amore..

Mounier richiama la necessità di fare culturalmente il passaggio dal “cogito ergo sum” cartesiano all’ “amo ergo sum”, con la differenza che nell’atto di amore la persona si coglie non solo nel suo esistere (cogito), ma nell’esistere con pienezza!(amo).

Nell’attuare le potenzialità e il valore dell’amore quindi l’uomo, insieme alla pienezza mai esaurita, trova anche il Senso al suo vivere!

 

Bisognerebbe ora ascoltare le testimonianze di tanti giovani della Comunità: nessuno meglio di loro sa ciò che li ha distrutti, quale mentalità e cultura; come pure nessuno meglio di loro sa ciò che oggi li fa vivere: Ascoltarli crea stupore!

E’ necessario infatti tornare a “stupirsi” come persone, come famiglie, come società: ciò fa vincere ogni forma di “riduzionismo” della persona (o solo orizzontale o solo verticale) che l’Amore invece armonizza e unisce come senso e mistero della sua vita.

 

Gesù diceva: “quando sarà giunta la mia ora, capirete Chi Io sono, e vedrete la mia Gloria” (Gv): cioè capirete di cosa è fatto il mio Essere, cosa gli dà peso e lo fa grande e importante, quale è la mia Identità: tutto questo sarà nell’ora della sua donazione libera, l’ora dell’Amore non condizionato neppure dal male. E Gesù dice così perché, come ancora S. Giovanni afferma: “Dio è amore!”

 

 

  • L’Atto “iniziale” della Comunità sta nell’incontro tra una persona che viveva dell’amore ricevuto da anni che si trovava ad accogliere un’altra persona (Danilo) che chiedeva accoglienza e amore, chiedeva di sentirsi rispettato ed aiutato, di ricevere fiducia: l’atto iniziale di amore consistette nell’accogliere l’altro sentendosi uguale perché entrambi creature fragili, deboli e per questo fatte “umili”. In tale incontro si trova chi apre la casa e cambia il suo programma della giornata, e chi mette coraggio e fiducia che qualcosa di nuovo e di positivo ancora può accadere: l’amore è percepito come squisitezza e gentilezza reciproca, come ugualmente umili e aperti a un desiderio di bene che faceva reale la speranza in entrambi i cuori. Tali energie positive di amore si fanno intima concretezza e possibile apertura ad un Mistero più grande. “Amare qualcuno significa dirgli: ‘Tu non morirai!’. Amarlo in Cristo è dargli completa resurrezione!”.

 

  • L’Amore, vertice di tutti i valori,  produce l’identità più unica e personale, in chi accetta e si confronta con la realtà; Qui l’amore sprigiona nel modo più personale e inaspettato la sua creatività: che affonda le radici nell’Essere di ogni persona. Le situazioni concrete (=realtà personale, interpersonale, sociale, ecc) sono vissute come “appello” all’intelligenza, alla libertà per esprimere in tali situazioni la propria risposta di bellezza, verità, bene, vicinanza, fiducia, stupore, gratitudine, umiltà…! In altre parole: di amore!

Le più grandi persone della storia hanno raggiunto una identità che è il meglio di cui si vanta la storia umana, incidendo con creatività nelle loro situazioni personali e storiche: Luther King nella situazione neri e bianchi dell’America del 900; così Mandela nella situazione difficile del Sud Africa accettando anni di carcere, Gandhi, Madre Teresa… e Gesù, che per milioni di persone è l’Identità umana dove ognuno può riconoscersi. E insieme a queste grandi persone ci sono anche infinite persone, apparentemente più insignificanti che pure, col loro vivere quotidiano, fanno il tessuto più nobile, seppur silenzioso, della nostra Umanità.